2019.07 – OVCI

Tutto quello che ci circonda ci fa scoprire chi siamo. Soprattutto in un posto che non ci appartiene.

Sono tornata da una giornata speciale, come tutte quelle che sono un regalo enorme per il tempo prezioso che mi è stato dato.  Un Servizio Civile in cui i sorrisi che mi vengono regalati sono molti di più di quelli che potrò mai dare io. Non hanno prezzo, nel silenzioso rumore di una metropoli come Pechino, i sorrisi dei bambini.

I sorrisi dei bambini, che ci viene dato di accompagnare, sono lì a farci da specchio; sono uno specchio che ci chiede cosa siamo pronti a dare”. Queste non sono parole mie, ma mi ci ritrovo completamente.

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La barriera linguistica è forse ciò che permea più a fondo i rapporti sia con i colleghi, con cui parlo una lingua né mia né loro per comunicare, l’inglese, sia con i bambini e il personale locale presso gli istituti che visitiamo.

Mi sono resa conto che l’assenza di una lingua comune mi sta dando l’occasione di basare molta parte dei miei rapporti sul linguaggio del corpo, sulle azioni in sé stesse, sui comportamenti che teniamo gli uni verso gli altri più inconsapevolmente che in qualsiasi ambiente in cui possiamo usare anche l’espressione verbale. Qui l’essenziale diviene pane quotidiano ed è tutto qualcosa che rende i rapporti più forti grazie alla semplicità.

Le giornate sono scandite da lunghe tratte di metropolitana per spostarsi presso gli istituti e lì la fisioterapia diventa esperienza che fa crescere. I bambini cambiano, scoprono e si plasmano al nuovo.

L’accoglienza ricevuta e la compagnia dei colleghi, la loro collaborazione, sono state fedeli compagne di questi primi quattro mesi.

È facile riconoscere una lunga storia di convivenza fertile quando ci si affaccia sulla grande realtà del piccolo Centro ‘La nostra famiglia‘ nel cuore di Pechino, casa sia per la ONG cinese che per quella italiana. Una convivenza questa, in cui sia i colleghi locali che quelli italiani possono contare su rapporti di vecchia data. Questo è un valore inestimabile nel portare avanti le attività quotidiane.

La Cina la sto scoprendo e l’ho scoperta attraverso le vite che incontro, dai portieri di tutte le mattine alla fioraia di una sera. La gentilezza non è rara perfino nella ressa di una metro affollata di un’estate continentale. Questa capitale lascia ai cittadini la possibilità di vivere sia la storia antica del Paese che il ventunesimo secolo dell’avanguardia, quest’unione mi ha affascinata sin dal principio. Per me è la City of Blinding Lights di cui cantano gli U2, è una concentrazione di vite molto varie e in mezzo a queste ci siamo anche io ed Alessandro il mio collega di questo Servizio Civile Universale. Gioie, difficoltà, idee sono più chiare viste attraverso quattro occhi e due cuori.

La cura delle persone porta sempre frutti magari anche nascosti e questo progetto lo insegna limpidamente. Qui di frutti se ne vedono di continuo e ce li raccontiamo a vicenda fra colleghi per imparare che il mondo deve essere possibilità di cambiamento.

 

In questo angolo del mondo alcuni bambini iniziano a gattonare.

 

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Benedetta, Casco Bianco OVCI, Pechino

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